Leosini e Lucarelli: la “responsabilità” delle donne vittime di violenza.

Nel dibattito sull’intervento di Franca Leosini, Selvaggia Lucarelli insiste sulla “responsabilità” delle donne quando subiscono violenza.

In questi giorni si è parlato molto della puntata di Storie Maledette del 14 giugno, in cui la conduttrice Franca Leosini ha intervistato Sonia Bracciale, condannata a 21 anni di reclusione con l’accusa di essere la mandante dell’omicidio dell’ex marito Dino Reatti.

Mentre mostravano le foto delle fratture e dei lividi che subiva Sonia Bracciale, la conduttrice Leosini ha commentato: “Lei ha un quoziente di responsabilità come ce l’hanno tutte le donne che al primo omaggio di uno schiaffone non mollano l’uomo che si è permesso di darglielo”.

Per questa frase e per l’intervista in generale ci sono state molte polemiche e l’intervento del D.i.ReDonne in rete contro la violenza. Oggi, Selvaggia Lucarelli ha pubblicato un lungo post in “difesa di Franca Leosini”.

Questi sono i punti salienti della sua difesa:

“Sonia Bracciale, protagonista dell’ultima puntata e mandante dell’omicidio del suo ex marito Dino, racconta che il suo ex la picchiava selvaggiamente: ricoveri in ospedale, mano e naso rotti, schiaffi, spinte contro pergolati e così via. Rimane con lui per 15 anni, poi conosce un altro e si separa, ma decide che il marito va punito: il suo nuovo fidanzato e un suo amico- entrambi decisamente in balia della sua non proprio delicata, docile influenza- lo uccidono a sprangate. Insomma, non proprio il ritratto di una donna angelica, tanto più che si è sempre proclamata innocente nonostante sia più facile credere all’efficacia dei gargarismi con lo Spritz contro il Coronavirus che alla sua estraneità ai fatti. Insomma, dopo che la Leosini descrive la violenza del marito come “brutale e animalesca”, osserva: “Un quoziente di responsabilità ce l’ha anche lei come tutte le donne che non mollano l’uomo al primo schiaffone”. E poi : “Lei si è ritrovata con mano e naso rotti, ha denunciato, perché non l’ha mollato?”.”

Insomma, secondo la Lucarelli, questa donna che ha subito 15 anni di abusi e violenze, sotto sotto in realtà non è una “donna angelica” e non ha una “delicata, docile influenza”.

Perché è ovvio che una donna che subisce violenze per tutti quegli anni abbia in realtà una personalità forte e manipolatrice, e sia anche demoniaca. È forse stata la sua influenza a convincere anche il marito a picchiarla per 15 anni, Selvaggia?

E infatti continua dicendo: “La Leosini l’ha detto col piglio che le è proprio, senza concedere sconti a una donna che evidentemente non pareva (e sottolineo “pareva”) così debole da sottrarsi a quei soprusi, tanto più che poi, quella donna, è stata capace di far ammazzare di botte il marito.”

Quindi, ancora una volta, proprio in virtù di quella personalità forte, Sonia Bracciale si è fatta picchiare (lo ha influenzato lei, non dimentichiamo della sua potente e malefica influenza) per 15 anni dal marito. Insomma si passa dal “se l’è cercata” al “lo ha convinto lei”.

Poi, nei commenti del post, quando una persona le fa notare il problema della dipendenza affettiva tossica, Selvaggia le risponde: “Conosco il tema perché ci sono passata. Il tema della responsabilità non ha nulla a che fare con quello della colpa.”

Franca Leosini intervista Sonia Bracciale a Storie Maledette.

La criminologa e psicologa Roberta Bruzzone su questo episodio ha detto: “Quando una donna rimane per anni in una relazione tossica, c’è sempre una storia di manipolazione profonda. Viene portata a una tale passività e scarsa fiducia in sé, che ritiene che, nonostante sia intrappolata in una relazione di sofferenza e angoscia, non possa vivere senza il manipolatore. L’intervista è l’ennesimo esempio di schemi di matrice patriarcale. Sono quelli che impediscono spesso alle donne di denunciare. Non si deve riconoscere alle donne “un quoziente di responsabilità”, perché non ce l’hanno. Sono all’interno di quelle dinamiche tossiche perché vengono manipolate. Liquidare una storia con “le donne hanno un quoziente di responsabilità”, mi dispiace ma no, non ci posso stare. Non è così. È un’azione semplicistica e fuorviante. L’aspetto della violenza andava indagato più che giudicato.

E sottolinea: “La vittima non è mai corresponsabile, viene portata a una condizione di passività tale da non riuscire più a difendersi. Viene resa incapace di prendere la decisione di andarsene. Non è una scelta razionale quella che fa la vittima, non riesce a vedere una via d’uscita. Non va giudicata per questo. Trasmettere il messaggio ‘E comunque è colpa tua’, a queste donne – già in una condizione di annichilimento e destrutturazione della personalità e con il timore di essere giudicate negativamente – non faranno mai un passo. Rimangono dove sono. Senza contare tutte quelle che per sottrarsi a questa condizione si tolgono la vita.”

Cara Selvaggia, tu che dici che capisci bene questo problema perché “ci sei passata”, lo sai che chi subisce questo tipo di violenze, ha un’autostima azzerata e crede di non poter vivere, fare anche un solo passo, senza il proprio aguzzino? Lo sai che sono schemi relazionali che spesso acquisiscono già dalla propria famiglia natale, ovvero vedono la madre subire violenze o le subiscono direttamente dai genitori e/o fratelli? Lo sai che le vittime hanno un enorme senso di colpa interiorizzato e credono di meritarsi di essere picchiate perché non valgono niente?

Di solito chi è intrappolato in queste dinamiche non va in TV a presentare programmi di balletti, non scrive per importati quotidiani e non è seguito da milioni di persone sui social, ma sta in un angolo senza fiatare.

Insisti sul fatto che era sua responsabilità denunciare? Ma pensa, lei lo ha denunciato, e lo scrivi anche tu. Perché queste denunce poi non sono andate a buon fine? Perché nonostante fosse stata ricoverata in ospedale, nessuno se n’è accorto e ha fatto qualcosa per aiutarla? Questo è il vero problema. Una donna già estremamente debilitata a livello psicologico ed emotivo, oltre che fisico, viste le botte che prendeva, denuncia e non accade nulla? È colpa sua anche questo?

Dici che è lei la “cattivona” che ha convinto quei due poveri e mansueti signori ad ammazzare lui, peccato che chi è vittima per 15 anni di un uomo violento, spesso ricada esattamente nelle mani dello stesso tipo di uomo, perché questo è l’unico schema relazionale che conosce.

Alla fine, però, anche Selvaggia dice una cosa giusta: “E in fondo- questo nessuno l’ha sottolineato con indignazione- la frase più grave l’ha detta proprio la Bracciale quando alla sacrosanta domanda “Perché non l’ha mollato?”, ha risposto: “Perché lo amavo, avrei dato la vita per lui”. Questo, la Bracciale, l’avrebbe potuto dire 10, 15 anni fa. Che lo dica ancora oggi, dopo aver avuto il tempo di capire ed elaborare, è un segnale preoccupante. Non amava un uomo che le spaccava la faccia. Non si ama chi ci odia. Non si dà la vita per chi con un pugno bene assestato ce la può togliere. La Bracciale era vittima di una tossica dipendenza affettiva.”

E la cosa giusta è: “La Bracciale era vittima di una tossica dipendenza affettiva.”

C’è solo un problema: chi è vittima di una dipendenza affettiva tossica non sa di esserlo. La mente giustifica le azioni del carnefice, si colpevolizza, crede di essere “innamorata”. Non è che sta mentendo, lo crede davvero e non si rende conto del meccanismo malato in cui si è caduti. Spesso serve il supporto di uno psicologo per avere consapevolezza di queste dinamiche.

Concludo dicendo che secondo te, due uomini che hanno ammazzato a sprangate un altro uomo, sono le povere vittime inconsapevoli di una donna malvagia e manipolatrice, loro non hanno colpe, poverini. E infatti pure i giudici a loro hanno dato 16 e 14 anni di reclusione per “aver eseguito di ordini di Sonia”. Mentre a lei, a cui va la “responsabilità” (come dici tu) di essere stata picchiata per 15 anni dal marito perché non se n’è andata, proprio in virtù della sua forte personalità e influenza, va anche la colpa di aver manipolato la mente dei due poveri uomini per cui lei ha ricevuto una condanna di 21 anni.

Insomma, anche in questo caso, è sempre tutta colpa (ops, “responsabilità”) delle donne. Se non sono “angeliche e docili” sono dei demoni manipolatori.

L’idea che questa donna, vittima per 15 anni di violenze, con una psiche distrutta dagli abusi, sia caduta nelle mani di altre persone altrettanto violente, non sfiora nemmeno.

E la cosa più triste è che siano proprio due donne a non comprenderlo.

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