Dove sono le virologhe?

Quando c’è da chiedere agli esperti, le donne scompaiono magicamente. Nessuna virologa intervistata.

Ecco l’ennesima “rimozione di genere”, per usare le parole del ministro Provenzano, quando si è rifiutato di partecipare ad un convegno perché non c’erano donne.

In questo caso la “rimozione di genere” è stata fatta da una giornalista donna, Cristina Marrone, e non in un giornaletto o in un blog qualunque, ma in uno dei giornali più importanti in Italia, il Corriere della Sera.

Si parla di Coronavirus e si invitano degli esperti. Otto. Tutti uomini.

Nessuna donna, eppure Ilaria Capua, che è a capo del dipartimento dell’Emerging Pathogens Institute all’Università della Florida, oltre ad essere stata eletta “mente rivoluzionaria” dalla rivista Seed, entrando fra i 50 scienziati top di Scientific American, dovrebbe essere abbastanza esperta.

Oppure Maria Rita Gismondo, direttrice di Microbiologia clinica, Virologia e Diagnostica delle bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano, anche lei due cosine dovrebbe saperle.

E come loro ce ne sono sicuramente molte altre, a cui però non viene data voce.

Donne brave, competenti, preparate che nessuno ascolta.

Messe in ombra da un sessismo sistematico della stampa, dei media, del mondo del lavoro.

E come loro, in qualsiasi campo è sempre la stessa storia.

Le donne hanno sempre voti più alti e titoli di studio più prestigiosi degli uomini, ma poi scompaiono.

Anche quando magari il loro lavoro lo fanno più che bene, non hanno autorità. Vuoi mettere la parola di un uomo, contro quella di una donna?

Ed è così ovunque, per le cose che contano davvero. Le donne appaiono solo nei programmi di moda, di cucina, nei reality, là sì che le donne sono in prima linea, quasi a ricordare loro qual è il loro posto e che non possono spingersi oltre.

E la cosa più triste? Che nemmeno ci si rende conto che questo è sessismo. Siamo talmente tanto abituati a vedere solo uomini nelle posizioni importanti che non ci facciamo caso. È normale come una giornata di sole in estate.

Ma non è normale. Non deve esserlo.

È ora di riprenderci quella voce che ci è stata tolta: I have a voice – Io ho una voce.

La vera parità parte anche da questo. Dobbiamo pretendere le quote rosa anche nelle interviste, alla TV, ai convegni, perché è così che si dà l’esempio e la cultura patriarcale inizierà a cadere davvero.

Ihaveavoice si impegna tutti i giorni nella lotta contro le violenze e disparità di genere, senza scopo di lucro. Sostieni le nostre iniziative con una donazione, anche la più piccola può fare la differenza!

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