Consulenza legale – Discriminazioni sul Lavoro

Consulenza di diritto del lavoro, per tutte le donne discriminate

  • Mobbing – Bossing: se sul luogo di lavoro stai subendo persecuzioni o vessazioni da parte di colleghi o superiori gerarchici (ad es. ti stanno emarginando o isolando, ti criticano continuamente a prescindere dal tuo operato, stanno diffondendo maldicenze sul tuo conto, ti stanno assegnando compiti appartenenti a livelli inferiori, stanno screditando la tua persona o il tuo lavoro, stanno cercando di compromettere la tua immagine o la tua professionalità davanti ai colleghi, ai clienti o a terzi), se a causa di tali comportamenti stai sempre male (es. ansia depressivo-reattiva all’ambiente di lavoro) e non ce la fai più e credi che l’unica soluzione sia dare le dimissioni, sappi che questi atteggiamenti persecutori, perpetrati a tuo danno, sono illegittimi e hai il diritto di chiedere al Giudice del Lavoro, anche con un provvedimento di urgenza, di farli cessare immediatamente e di ottenere il risarcimento dei danni che hai subito e che stai subendo.
  • Straining: se sul luogo di lavoro stai subendo o hai subito un’unica azione discriminatoria, illecita e lesiva, dal tuo capo o da un collega i cui effetti negativi stiano durando nel tempo (es. ti hanno isolato fisicamente e collocato in una stanza in fondo al corridoio; ti impediscono di relazionarti con i colleghi, con i tuoi figli; ti hanno tolto internet, il computer, il telefono fisso e ti accusano contestualmente di non far bene il tuo lavoro, di essere meno produttiva degli altri; ti hanno obbligato ad un trasferimento disagevole; ti costringono a svolgere incarichi minori ed umilianti rispetto alla tua preparazione professionale o al tuo ruolo o ancora ti affidano carichi di lavoro insostenibile al fine di farti fallire o di non farti raggiungere gli obiettivi; ti stanno mettendo nelle condizioni di non partecipare ad un concorso interno per non farti fare carriera o per favorire qualcun altro), se a causa di tali comportamenti stai sempre male (disturbi psicosomatici, disturbi dell’umore, disadattamento sociale e familiare, crisi d’identità), ricordati che non è colpa tua e che sei vittima di comportamenti illegittimi e puoi chiedere, anche con un provvedimento di urgenza, di far cessare immediatamente tali condotte ed ottenere il risarcimento dei danni subiti.
  • Licenziamento per superamento del periodo di comporto: se ti hanno licenziata per superamento del periodo di comporto (ossia perché hai superato il numero massimo di assenze per malattia previste dal contratto collettivo applicato) ma la malattia che ti ha costretta a casa è stata causata dal mobbing/bossing/straining che hai subito, allora il licenziamento è illegittimo e hai diritto al ripristino del rapporto ed al risarcimento del danno.
  • Licenziamento in gravidanza o per causa di matrimonio: se sei stata licenziata durante il periodo che va dall’inizio della gestazione fino al compimento di un anno di vita del bambino o nel periodo intercorrente dal giorno della richiesta delle pubblicazioni di matrimonio a un anno dopo la celebrazione stessa, il licenziamento è nullo e puoi chiedere di essere reintegrata nel posto di lavoro in precedenza occupato ed il pagamento di tutte le retribuzioni maturate dalla data del licenziamento sino all’effettiva reintegra.
  • Licenziamenti in generale: se sei stata licenziata e ritieni che i motivi del licenziamento siano falsi o strumentali, ricordati che per ottenere giustizia devi impugnare il licenziamento entro 60 giorni da quando ricevi la comunicazione del licenziamento. Dalla ricezione della stessa hai 180 giorni per chiedere aiuto e far depositare dal tuo legale il ricorso in Tribunale. Prima di far trascorrere i suddetti termini e perdere il diritto ad impugnare il licenziamento, chiedici un consiglio.
  • Firma di fogli in bianco e dimissioni: se il tuo rapporto di lavoro è cessato per dimissioni perché il tuo datore di lavoro ha utilizzato dei fogli in bianco che avevi firmato, sappi che le dimissioni comunicate al datore di lavoro per raccomandata o altro mezzo equipollente non sono più efficaci, pertanto, laddove il datore di lavoro avesse provveduto ad interrompere il rapporto di lavoro per presunte dimissioni, non comunicate quindi tramite il canale digitale, tale interruzione è inefficace, e puoi ottenere il ripristino del rapporto e il risarcimento del danno. Il riempimento di un foglio in bianco firmato potrebbe integrare anche un reato penale.
  • Retribuzione e mansioni: ogni lavoratrice ha diritto a percepire una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro prestato e ad essere inquadrata nel livello corrispondente alle mansioni per le quali è stata assunta o a quelle superiori eventualmente acquisite nel corso del rapporto. Le lavoratrici hanno, altresì, diritto, a parità di prestazioni lavorative, a percepire la stessa retribuzione di un uomo, non essendo ammissibili tali discriminazioni. Si può chiedere al Magistrato del Lavoro il riconoscimento formale del livello di inquadramento spettante nonché il pagamento delle differenze retributive maturate e il risarcimento dei danni subiti.
  • Rapporto di lavoro: se hai firmato o risulti formalmente inquadrata con un contratto di lavoro diverso da quello subordinato (ad es. contratto libero professionale, autonomo con partita iva) ma di fatto sei obbligata a rispettare un orario di lavoro fisso, ricevi sempre la stessa retribuzione mensile, non puoi assentarti liberamente dal lavoro e devi sempre rispettare gli ordini del capo, allora il tuo rapporto di lavoro è di natura subordinata e hai diritto al relativo formale inquadramento nonché al pagamento delle differenze retributive e contributive maturate.
  • Lavoro supplementare e straordinario: se hai svolto o svolgi lavoro supplementare o straordinario per il tuo datore di lavoro hai diritto a percepire la giusta retribuzione per le ore di lavoro in più prestate anche se non calcolate in busta paga. Laddove tu le svolga con frequenza costante e ripetuta nel tempo, hai diritto all’inclusione del compenso maggiorato percepito per il lavoro supplementare o straordinario svolto nella base di calcolo del TFR.

Il comportamento discriminatorio o ritorsivo del datore di lavoro in ambito lavorativo può avere mille volti e spesso si nasconde in gesti e comportamenti apparentemente ordinari: rifiuto di ferie, permessi, aspettativa, congedi; mancata consegna di dispositivi di sicurezza; obbligo, solo per le donne, di indossare divise strette e scomode e scarpe con i tacchi; retribuzioni inferiori; lavoro nero; obbligo di sottoscrivere conciliazioni.

Se hai dubbi e non sai cosa fare, scrivici in privato. Mettiamo a tua disposizione una consulenza legale gratuita, nel corso della quale le nostre esperte ti spiegheranno quali siano i tuoi diritti e come puoi procedere.

Ihaveavoice si impegna tutti i giorni nella lotta contro le violenze e disparità di genere, senza scopo di lucro. Abbiamo bisogno del tuo aiuto per portare avanti le nostre iniziative.

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