Le donne nella Resistenza

“Le donne nella Resistenza”: la storia delle partigiane Ebe Bavestrelli, Laura Wronowski e Dina Croce e le nuove donne che combattono per i loro ideali.


35mila Donne fecero la Resistenza. 1859 furono vittime di violenza e stupro. 4635 arrestate, torturate e condannate. 2750 deportate. 623 fucilate o cadute in azione.


Oggi, 25 Aprile, l’Italia festeggia la Liberazione dal nazifascismo, tuttavia, le donne che fecero la resistenza sono sempre state un passo indietro nei ricordi e nelle celebrazioni, perché di quegli anni, come di sempre, la narrazione è stata maschile.

L’Italia iniziò a rendere giustizia a queste donne nel 1965, grazie a Liliana Cavani e al suo documentario “Le donne nella Resistenza”. 75 anni dopo, oggi, ricordiamo il ruolo fondamentale che ebbero le donne nel movimento di liberazione dai nazifascisti: Ebe Bavestrelli, Laura Wronowski e Dina Croce, le partigiane in bicicletta che andavano “veloci come il vento”.

Partigiane in bicicletta.

Dina Croce che, mossa da uno spirito di libertà e ribellione, ogni giorno percorreva 105 chilometri ad andare e 105 chilometri a tornare, in bicicletta. Dalla montagna a Milano per portare cibo e messaggi ai partigiani. Per la democrazia, per l’Italia. “Non odio il mio nemico. Sono diventata partigiana perché amavo la vita e perché avevo un senso di ribellione per l’esclusione dalla politica che come donna ci facevano. Pedalavo per ore, non avevo paura e non ci pensavo di poter essere catturata.” Ma Dina non si limitò a portare cibo e messaggi: aveva adibito la sua casa a nascondiglio, così che i partigiani potessero usarla come base ogni volta che dovevano nascondersi dopo un’operazione. Queste operazioni consistevano nel fermare le colonne dei fascisti o dei tedeschi portando via le armi e nascondendosi subito dopo. È grazie a Dina se molti partigiani ebbero salva la vita.

Ebe Bavestrelli, una donna fiera e determinata che riuscì anche a tenere testa a un tedesco: “Ci rinchiusero in una stanza insieme alle prostitute e c’era un’unica brandina. Venne un tenente medico delle SS. Il mio fratellino aveva avuto una tata dell’Alto Adige, avevo imparato la lingua, parlavo benissimo il tedesco. Ho giurato: non lo parlerò mai più e l’ho dimenticato. Allora urlando gli dissi che in base alla convenzione di Ginevra avevamo diritto ad avere tutti una brandina. Questo urlava più di me, io urlavo più lui, erano tutti allibiti, se ne andò urlando, Morale il giorno dopo la mia brandina arrivò”.

Laura Wronowski, spiega come sua madre l’abbia educata a essere una donna libera, un discorso sulla sua educazione che dona speranza e insegna che una donna può essere ciò che vuole. Durate il periodo in cui si cercava di riportare le donne in casa come sottomesse, la sua eroina era una donna che lavorava in fabbrica e sfidava i fascisti saltando per protesta da una finestra con una bandiera rossa intorno al corpo.

Partigiane 2.0 – La libertà ha sempre vent’anni.

Oltre a queste testimonianze, il nuovo documentario “Partigiane 2.0. La libertà ha sempre vent’anni”, introduce un punto cruciale: il passaggio del testimone. Questi ideali di libertà e uguaglianza vengono portati avanti anche oggi. Le restauratrici Ilaria Laise e Cecilia Gnocchi, a Milano, armate di spazzole e vernice, si prendono cura delle lapidi dei partigiani col progetto RAM (Restauro arte memoria), un atto d’amore, un impegno civile per non dimenticare.

Donne di allora e donne di oggi unite da ideali e memoria. E come disse Dina Croce: “Lo rifarei cento volte. Si lo rifarei cento volte, e lo rifarei ancora. Lo rifarei perché è stato il periodo più entusiasmante della mia vita… Ma lo fai con una tale passione che niente può farti cambiare, ed è una cosa fantastica”.

Questo documentario, che celebra queste donne temerarie, lo potete vedere alle 21.15, stasera su Sky Arte (e in diretta streaming alle 21 > qua) e dal 26 aprile su memoMI.

Rendiamo quindi onore a queste donne coraggiose e a tutte le altre donne che hanno lottato e lottano, allora come oggi, per la libertà e per la giustizia: Ebe Bavestrelli, Laura Wronowski e Dina Croce, le influencer che vorrei.



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