Il Binge Eating, cos’è e come curarlo.

Le abbuffate: la storia di Giorgia.

Nonostante tutta l’attenzione di questi giorni sia rivolta (giustamente) al Coronavirus, domani, 15 Marzo, sarà la Giornata Nazionale contro i disturbi alimentari Fiocchetto Lilla.

Per sensibilizzare a questo drammatico problema che miete più di 3000 morti l’anno, vi vogliamo raccontare la storia di Giorgia (nome di fantasia per rispettare la sua privacy):

“Nel 2013 mi è stato diagnosticato da una psichiatra un Binge Eating Disorder (BED), un disturbo da alimentazione incontrollata. Ne soffro da anni, in alcuni periodi il problema è più grave, in altri meno.

Il BED non porta alla morte in tempi veloci come l’anoressia, né crea danni gravi al tratto gastrointestinale come la bulimia. L’alimentazione incontrollata è stata inserita tra i disturbi alimentari in tempi più recenti e, a meno che non si accompagni ad una depressione fortissima, non comporta un pericolo per la vita del paziente, ma porta a lungo andare a degli scompensi terribili, primo fra tutti il diabete di tipo 2, una malattia che solitamente colpisce gli anziani, causata da uno scompenso totale dell’insulina che non viene più prodotta dal corpo.

Tra il momento in cui una persona comincia a soffrire di BED e il momento in cui arriva a sviluppare una malattia come il diabete possono passare 2, 3, anche 10 anni, e questo è il motivo per cui il sistema sanitario nazionale italiano stabilisce una scala di priorità e fornisce un supporto psicologico gratuito ad una persona anoressica, ma non ad una persona affetta da BED.

Ma cos’è un’abbuffata? La persona che si abbuffa non è la persona che prova piacere nel mangiare un piatto di pasta, le lasagne o il gelato. La persona che soffre di BED, all’improvviso, mentre è in casa e sta facendo tutt’altro, sente un impellente bisogno di mangiare, un senso enorme di fame che la porta a rovistare nel frigo e nella dispensa alla disperata ricerca di cibo. Spesso nella mia casa non c’è cibo spazzatura, proprio per evitare di cadere in tentazione, quindi il mio primo pensiero in queste situazioni è: ‘Ok, va tutto bene, posso resistere’.

Nel mio cervello inizia una vera e propria lotta che può durare 10 minuti, 15, 30: ‘Devi mangiare, no non devi’, e via così. Dopo queste discussioni mentali, alla fine prendo le chiavi, vado al supermercato, compro una confezione di cioccolatini, un etto di salame o prosciutto, una confezione di tortini al cioccolato da fare al forno, quello che mi capita sottomano e che in quel momento mi ispira. Torno a casa e metto i tortini in forno. Nel frattempo apro le barrette, ne mangio una, due, ventiquattro, poi mangio i sei tortini col gelato, mi faccio due panini, bevo tre Coca Cola, tutto questo in un’ora o giù di lì. E tutto questo, al contrario di ciò che potrebbe pensare una persona non affetta da BED, mi sembra perfettamente normale.

Qualche mese fa, in un periodo pesante dal punto di vista psicologico, in cui mi sentivo sola ed avevo dei problemi di salute, andavo al supermercato ogni giorno prima di andare al lavoro e compravo una confezione di barrette di cioccolata che poi mangiavo in ufficio, una dopo l’altra, nascondendomi dai colleghi dietro la borsa e il computer. La cosa è andata avanti per una settimana o forse una decina di giorni, non ricordo di preciso. Ogni mattina partivo da casa con la buona intenzione di filare dritta in ufficio e non fermarmi al supermercato. Ogni mattina, puntualmente, cedevo.

Quando uscivo dal supermercato non riuscivo neanche a ricordare come avevo fatto ad entrarci. La necessità di mangiare è talmente forte che non riesci a controllarla.

Chi soffre di BED spesso non mangia in modo regolare, salta la colazione o la cena, alterna digiuno ed abbuffate.

La cosa più brutta è la mancanza di comprensione da parte delle persone. Quando provi a spiegare a tua madre, a tuo marito, alle tue amiche che hai questo problema, ti guardano come se fossi un alieno e riducono tutto ad un discorso di forza di volontà. È inutile cercare di spiegare loro che io la teoria la conosco benissimo, sono perfettamente consapevole che il petto di pollo è più sano rispetto ad un piatto di carbonara, è il passaggio dalla teoria alla pratica che non riesco a mettere in atto, a causa di questo disturbo. È come parlare con un muro.

La cosa che mi pesa di più è il disagio di soffrire di un disturbo alimentare che la gente non riconosce, che sottovaluta, che non comprende. Tutti pensano che tu sia la persona di bocca buona, la persona che ama mangiare, la persona golosa. Io penso che il mio disturbo alimentare si possa paragonare ad una dipendenza: la persona che non si abbuffa è simile dal punto di vista psicologico ad un drogato che non può avere la sua dose, si innervosisce, si agita, si arrabbia.

Come gli altri disturbi alimentari, anche l’alimentazione incontrollata ha delle cause profonde che non sempre sono facilmente individuabili. Nel mio caso, ho capito che il mio disturbo è legato alla mia ansia e alla mia incapacità di tenere sotto controllo le mie emozioni, caratteristiche che si sono accentuate ulteriormente dopo che sono diventata mamma. Nel corso degli anni ho provato due volte ad intraprendere un percorso terapeutico ma non mi sono trovata bene ed in entrambi i casi ho interrotto, però ora vorrei ricominciare, spero veramente che possa aiutarmi nella lotta contro questo disturbo.”

Giorgia racconta il suo problema delle abbuffate, uno delle diverse tipologie di disturbi alimentari.

Da cosa deriva il disturbo del Binge Eating?

La causa di questo disturbo deriva dall’intolleranza alle emozioni negative e, talvolta, anche in seguito a emozioni positive. Di base c’è l’incapacità di gestire le proprie sensazioni/emozioni.

Nel binge eating la gravità viene valutata in base alla frequenza delle abbuffate che può andare da 1/3 episodi a settimana fino a 14 o più. Spesso a seguito delle abbuffate, si fa ricorso a lassativi o si digiuna. Possono esserne affetti anche i normopeso e, a lungo andare, spesso porta ad obesità.

Quando inizia?

Questo disturbo inizia tipicamente nell’adolescenza o nella prima età adulta, ma può iniziare anche in tarda età. Chi ne è affetto giunge all’attenzione del clinico solitamente più tardi rispetto agli individui con bulimia e anoressia perché spesso non si associa a queste condotte a un disagio emotivo.

Cosa fare per curare il Binge Eating?

Per curare questo disturbo è necessario un approccio multidisciplinare che coinvolga non solo il terapeuta individuale, ma anche una terapia di gruppo, figure medico nutrizioniste e, se necessario, anche psichiatriche. Si deve esaminare il vissuto emotivo, analizzando le emozioni che influiscono sulle abbuffate. Si affrontano anche i costrutti relativi alla percezione/dispercezione della propria immagine corporea. Anche il coinvolgimento dei familiari è molto importante. L’obiettivo del percorso è apprendere un nuovo stile di vita in cui il cibo non rappresenta più la sola e unica fonte di gratificazione.

Attraverso la giusta terapia, si calcola che nel 67% dei casi si può guarire.

Auguriamo quindi a Giorgia di riuscire a guarire al più presto, di non mollare e continuare finché non trova la giusta terapia che fa per lei.

Sosteniamo le persone affette da disturbi alimentari. Guarire si può!

Per approfondire consigliamo il libro:

“TANTO DOMANI NON MANGIO: Mi abbuffavo poi ho smesso”

di Angela Papi. Potete trovarlo >> qua.

“BED LIONS: Come guarire dal Binge Eating Disorder”

di Melania Romanelli. Potete trovarlo >> qua.

Inoltre potete leggere i nostri post dedicati a questo argomento:

Ihaveavoice si impegna tutti i giorni nella lotta contro le violenze e disparità di genere, senza scopo di lucro. Sostenete le nostre iniziative con una donazione, anche la più piccola può fare la differenza!

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