L’Autismo nelle Donne

Oggi è la Giornata Mondiale dell’Autismo: ma com’è l’Autismo nelle Donne?

L’autismo colpisce in Italia tra le 300 e le 500 mila persone. La proporzione è di 5 uomini rispetto ad 1 donna, quindi una maggioranza di soggetti maschili rispetto a quelli femminili. Ma è davvero così?

Negli ultimi anni, alcuni studiosi hanno tracciato il profilo della donna autistica, riconoscendo delle peculiarità diverse rispetto al modello maschile.

La donna risulta più abile nell’imitazione, più adattiva, più propensa ai ruoli di cura, capace di masking sociale, ovvero capace di mascherare i tratti o confondersi nella folla per poi liberare la vera natura nel suo rifugio protetto. È più camaleontica, meno rigida nei comportamenti, maggiormente dotata di problem solving, meno incline a crisi violente, soggetta a crisi implosive e depressione, meno portata per la scienza e la tecnologia, orientata verso studi umanistici, arti e, come ci ha mostrato Greta Thunberg, amante delle cause sociali. In società può adeguarsi copiando il modello vincente o emanciparsi dalla massa .

Questi tratti più morbidi, fanno sì che le bambine ancora piccole passino sotto il laser indagatore del test Ados (test per accertare la presenza di autismo) senza far suonare l’allarme. Arrivano quindi a una diagnosi con molti anni di ritardo rispetto ai maschi, magari in adolescenza, quando la sfida evolutiva della vita in gruppo, delle amicizie, dei primi amori, mostra il divario delle abilità acquisite.

Spesso le donne autistiche non vengono diagnosticate.

La mis-diagnosi ha un costo sociale. Donne che oggi sarebbero diagnosticate autistiche, un tempo erano internate o curate come depresse, nevrotiche, isteriche.

Molte di queste donne sono cresciute sentendosi emarginate ed etichettate come secchione, tonte, timide, strane.

Sono cresciute fra difficoltà adattive con famiglie che hanno trasmesso loro il messaggio di essere stupide o inadeguate.

Col tempo, questo deprezzamento, questa fatica, logora e ci si convince di essere sbagliata.

La cosa più grave è che spesso queste donne, non essendo in grado di decodificare i comportamenti sociali, cadono vittime di violenza sia fisica che psicologica senza saperlo.

Non sono in grado di leggere le espressioni del volto delle altre persone e capire se le loro richieste siano accettabili o meno.

In Italia ci sono ancora pochi diagnosti capaci di riconoscere l’autismo femminile.

Se state portando la vostra bambina a far diagnosticare, se vi dicessero che è solo timida, se diagnosticassero solo deficit attentivo, disturbo dell’umore, disturbo dell’apprendimento, se questo non vi convincesse, continuate a cercare.

Su questo argomento, vi consigliamo il libro:

“Donne in blu. L’autismo femminile”

di Luisa Di Biagio. Potete trovarlo >> qua.

Conoscere e far conoscere l’autismo è fondamentale per consentire a chi ne soffre di avere una vita migliore, per non farsi spaventare da quelle differenze che non capiamo. Per amarci e per amare anche nel diverso.

Oggi, nella giornata mondiale dell’Autismo, fiocchetto blu, diffondiamo questo messaggio, per la conscenza e la consapevolezza sull’autismo nelle donne.

Ihaveavoice si impegna tutti i giorni nella lotta contro le violenze e disparità di genere, senza scopo di lucro. Abbiamo bisogno del tuo aiuto per portare avanti le nostre iniziative.

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