LA DONNA CHE COMPRÒ UN CARRO ARMATO PER VENDICARE IL MARITO: MARIYA OKTYABRSKAYA, L’INFLUENCER CHE VORREI.



Mariya Vasilyevna – sposata Oktyabrskaya, in questo caso la sua rabbia fu giustificata dall’uccisione in battaglia dell’amato marito, Ilya Oktyabrskaya. La sua storia è una delle decine di milioni di russi uccisi durante la Seconda Guerra Mondiale, ma è decisamente unica per le modalità in cui si articolò.

Mariya Vasilyevna nacque il 16 agosto del 1905 in Crimea. Nel 1925, incontrò l’amore della sua vita, Ilya Oktyabrskaya, ufficiale dell’esercito Sovietico. Durante il periodo del matrimonio iniziò ad interessarsi di questioni militari, e venne coinvolta nel “Consiglio delle mogli militari”, ed addestrata come infermiera nell’esercito. Mariya imparò anche a guidare veicoli ed usare le armi.

Il 22 giugno del 1941 Hitler diede il via all’operazione Barbarossa e inizialmente riuscì ad avere la meglio sull’esercito sovietico. All’inizio fu un massacro, che portò a fine guerra a contare fra i russi il maggior numero di morti della guerra, 23 milioni di persone fra militari e civili.

Per sicurezza Mariya venne mandata a Tomsk, in Siberia, dove trascorse due anni di tensione e attesa, ed infine scoprì la triste notizia: il marito era stato ucciso nell’Agosto del ’41 vicino a Kiev.

Mariya andò fuori di sé, poi vendette tutto ciò che aveva e scrisse una lettera a Stalin:

“Mio marito è stato ucciso in azione difendendo la nostra patria. Per la sua morte e per la morte del popolo sovietico torturato dai barbari fascisti VOGLIO VENDICARMI SUI CANI FASCISTI. A tal fine, ho depositato tutti i miei risparmi personali – 50.000 rubli – alla Banca nazionale, per fabbricare un carro armato. Chiedo gentilmente di chiamare il carro “Boyevaya Podruga” (fidanzata combattente) e di esser mandata in prima linea come pilota di quel carro armato.”

Stalin vide l’occasione per fare propaganda di guerra e accolse immediatamente la richiesta rispondendo:

Ti ringrazio per il tuo appoggio all’Armata Rossa. Sarà come desideri. Ricevi il mio saluto.

Il comitato di difesa dello stato non era così convinto. Anche loro però capirono il valore promozionale della cosa, e fecero avere a Mariya un carro armato di medie dimensioni, un T-34. La donna seguì poi un programma di addestramento di cinque mesi, a differenza dei suoi colleghi maschi che spesso venivano mandati al fronte con un addestramento parziale e, a volte, completamente digiuni di materia militare. Mariya venne assegnata alla 26-esima Brigata come autista e meccanico di Carri armati nel Settembre del ’43, venendo quasi considerata uno “scherzo” dell’esercito.

Il 21 Ottobre del ’43 Mariya partecipò all’attacco di Smolensk col suo carro, distruggendo diversi cannoni anti-carro e mitragliatrici prima di essere colpita. Andando contro gli ordini e le regole uscì fuori dal carro armato, riparando rapidamente i danni e tornando all’interno, riuscendo ad attaccare ancora i nazisti. Anche grazie all’eroismo di Mariya, la città fu completamente ripresa.

I militari russi, spesso molto giovani, la soprannominarono “Madre”, e Mariya venne promossa a Sergente.

Il 17 Novembre i sovietici riconquistarono la città di Novoye Selo a Vitebsk, in Bielorussia. Mariya attaccò le postazioni difensive tedesche sino a quando un colpo di artiglieria fece saltare i cingoli del suo carro armato. Sotto al fuoco di copertura del suo compagno in torretta, che continuava a sparare, saltò fuori dal carro, sistemò i cingoli e tornò all’interno del veicolo.

Il 17 gennaio del 1944 si trovava impegnata al di fuori della città di Shvedy, ancora nei pressi di Vitebsk. Mariya attaccò diverse trincee tedesche, colme di mitragliatrici e pezzi d’artiglieria quando, di nuovo, il suo carro venne colpito da un’arma anticarro. Come le altre due volte uscì dal carro per riparare la “Fidanzata Combattente”, ma la sua fortuna si era esaurita. Un’altro colpo anticarro esplose a diversi metri di distanza, facendo schizzare nella testa di Mariya diverse schegge del proiettile.

Mariya non riprese più coscienza. Venne portata in un ospedale vicino a Kiev e rimase in coma per due mesi. Il 15 marzo del 1944 morì, congiungendosi idealmente con l’amato Ilya. Ad Agosto venne insignita della più alta onorificenza della Nazione, Eroe dell’Unione Sovietica.

Mariya è senza dubbio la dimostrazione che il coraggio e la forza di una donna non hanno limiti. Ha combattuto per amore del suo defunto marito e per la sua patria. Una combattente a tutti gli effetti.

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