Sessismo e body shaming contro Silvia Romano.

Sessismo, body shaming, slat shaming, insulti. Ecco cosa ha accolto Silvia Romano in Italia.

“4 milioni sono per chi l’ha messa incinta. Ma l’avete vista Silvia Romano in faccia? Come fanno a sc*p@rti? Anzi, ci ha fatto pure uno sconto il montatore islamico. Altroché viagra. Questo non agisce sulla libido, ma 4 sì. Che in Italia a 400.000 euro non sa quanti ne trovava”.

Questo ciò che è stato scritto in dialetto calabrese da un rappresentante dello Stato Italiano. Lui si chiama Giovanni De Rose ed è l’ex capo dei vigili di Cosenza.

Le dichiarazioni di Giovanni De Rose su Silvia Romano

In queste poche righe c’è tutto: slut shaming, body shaming, sessismo, islamofobia e anche diffamazione, visto che Silvia ha dichiarato di non essere incinta e di non aver avuto rapporti sessuali con i sequestratori.

Una donna se si trova in presenza di uomini (che siano amici o rapitori, non importa) se li è sicuramente “sc*p@ti”. E se ci fa sesso è ovviamente TR*I@.

Come mai nessuno si è mai posto il problema se i vari sequestrati italiani maschi avessero fatto sesso con i loro carcerieri? Perché ovvio, la virilità italica non va mai messa in discussione.

E mi chiedo: se i carcerieri fossero stati donne, anziché uomini, e il maschio italico fosse tornato a casa dichiarando di averci fatto sesso, magari con tutte le sequestratrici, cosa avrebbe fatto la nazione? Si sarebbe indignata per la mancanza di rispetto verso l’Italia o avrebbe gioito per la prestanza sessuale del maschio italico?

Pare quasi che avere un rapporto sessuale per una donna sia affare di Stato. Pare debba essere di dominio pubblico e debba essere giudicato dai cittadini come loro diritto inalienabile.

Pare anche che quando l’uomo ha un rapporto sessuale allora il giudizio è sempre positivo o, al massimo, di comprensione: “Sai, è un uomo, sono i suoi istinti naturali”.

Invece per una donna il giudizio è sempre negativo: “Tr*i@, te la sei cercata, quanti c@zz* hai preso, hai goduto (come se godere per una donna fosse un peccato, e soprattutto lo dicono quando sono stuprate, per invalidare l’atto abominevole dello stupro), ecc.”

E poi passiamo al body shaming: “Ma l’avete vista Silvia Romano in faccia? Anzi, ci ha fatto pure uno sconto il montatore islamico.”

Ed eccolo qui un altro diritto inalienabile degli italiani: giudicare le donne per il loro aspetto. Se non sono belle e sexy come vogliono loro, non meritano nulla, solo insulti. Però attenzione, che se sono sexy, sono automaticamente “tr*ie” e quindi non va comunque bene.

E ora passiamo alla seconda immagine:

Le insinuazioni su Silvia Romano secondo un post della Lega

“Liberata?”

E si confronta una foto di Silvia in tacchi e abitino sexy e una dove è coperta con un abito lungo e largo, insinuando che una donna è libera solo se imbellettata per apparire seducente, sia mai voglia coprirsi, quella è sicuramente una costrizione.

Ebbene, vi svelo un segreto: nessuno ci punta una pistola alla tempia per indossare abiti succinti e tacco 12, però se osiamo non essere alla moda e meglio se sexy, veniamo criticate, ci dicono che siamo sciatte, brutte, ci deridono, ci disprezzano.

E indovinate? All’estero non è così. Una donna è persino libera di vestirsi come vuole, semplice, comoda o anche coprirsi perché vuole sentirsi riparata dagli sguardi e nessuno le fischia dietro quando passa o la giudica per quello che indossa.

Sarà stata costretta a mettersi l’abito islamico? Forse. Lo deciderà lei quando avrà trovato il suo equilibrio interiore dopo questa terribile esperienza.

Tuttavia, non per questo una donna deve essere giudicata libera solo se si conforma all’ideale di bambola sexy che piace tanto al maschio italico, anzi, potrebbe invece rivelarsi una costrizione molto più subdola, che penalizza la sua autostima e la condanna all’esclusione sociale.

Questa seconda immagine è stata pubblicata da un canale ufficiale del primo partito italiano: la Lega.

Le istituzioni italiane che qui, purtroppo, vengono rappresentano davvero: sessismo, body shaming, il corpo delle donne come affare di Stato.

Una sola parola: SCHIFO.

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