Virgina Woolf: la vita tra femminismo e libri

Virginia Woolf, la scrittrice e femminista inglese che segnò il XX secolo.

Virginia nacque nel 1882 a Londra ed è considerata come una delle principali figure della letteratura moderna, i suoi lavori sono stati tradotti in oltre cinquanta lingue.

Il padre di Virginia, Leslie Stephen, era un letterato di fama e crebbe i suoi figli in un ambiente riccamente influenzato dalla società letteraria vittoriana. Tuttavia a Virginia non fu concesso di frequentare un istituto scolastico, come era imposto dalle regole di allora, così la madre le dette lezioni di latino e francese e il padre le consentì di leggere i suoi libri. All’età di 15 anni, Virginia fu ammessa agli studi universitari e studiò storia e lettere classiche al prestigioso King’s College London.

La giovinezza di Virginia fu segnata da tragici eventi: quando era una bambina piccola subì pesanti abusi sessuali da parte dei fratellastri. La madre morì quando aveva solo 13 anni, due anni dopo morì anche la sorellastra Stella, ed infine, dopo qualche anno, anche il padre venne a mancare.

Questi drammi portano Virginia ad avere frequenti esaurimenti nervosi e crisi depressive che l’accompagnarono per tutta la sua vita.

Nonostante il disagio psicologico, Virgina fu molto attiva: diede vita ad un circolo intellettuale dove si discuteva di politica, lettere ed arte, scrisse per il Times, il Guardian e altri giornali, e iniziò a sostenere la parità dei diritti, dando ripetizioni serali alle operaie in un collegio della periferia e avvicinandosi alle suffragette.

Virginia combatté tutta la vita contro l’Angelo del Focolare che, a causa dell’educazione, vive in ogni donna e la fa sentire sempre in colpa perché non si comporta come dovrebbe. Nelle sue opere, “Una stanza tutta per sé” trattò il tema della discriminazione del ruolo della donna, ne “Le tre ghinee” rifletté sulla figura dominante dell’uomo, mentre nel romanzo “Orlando” descrisse il rapporto sentimentale con la donna, attraverso la sua storia d’amore con Vita Sackville-West.

Lo scoppio della guerra aumentò le sue fobie, facendola ricadere in uno stato depressivo e psicotico. Aveva ricominciato a sentire le voci e non aveva più la forza di combattere. Il 28 marzo del 1941 scrisse una lettera al marito per ringraziarlo della felicità che le aveva donato, poi andò nel fiume Ouse, non lontano da casa sua, si riempì le tasche di sassi e si lasciò annegare.

Un’anima in pena Virginia, ma allo stesso tempo una donna intelligente, passionale, idealista che seppe donare stupore ed incanto ai suoi racconti e lottare per l’emancipazione delle donne: “Non c’è nessuna barriera, lucchetto o catenaccio che tu possa imporre alla libertà della mia mente”.

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