MAI PIÙ NOA

“Chi stupra uccide, lasciando in vita”.

Sì, perché la vita non è solo respirare e camminare, la vita è fatta soprattutto di emozioni, di pensieri, di energia, e questi vengono massacrati, strappati via a chi subisce uno stupro.

Noa Pothoven ha subito non una, ma ben tre violenze. La prima, come scrisse nella sua autobiografia, all’età di 11 anni, durante la festa di una compagna di scuola, poi di nuovo a una festa per adolescenti. A 14 anni un’aggressione e una violenza in strada da parte di due uomini. Ma in quel momento non era stata in grado di denunciarla “per paura e vergogna”. “Rivivo quella paura e quel dolore ogni giorno”, aveva spiegato un anno fa. “Il mio corpo si sente ancora sporco”.

Quegli esseri indegni, perché non possono essere chiamati uomini, non solo erano stupratori, ma anche pedofili.

La pedofilia è un problema gravissimo, soprattutto in Italia, essendoci tantissimi italiani che fanno turismo sessuale con minori nei paesi poveri.

I pedofili possono essere i parenti, zii, cugini, ma anche padri e nonni, possono essere i vicini di casa, i padri degli amichetti dei nostri figli, il bidello, l’insegnante, il parroco, l’educatore dei gruppi estivi, l’allenatore. Non si può mai essere sicuri di chi si ha davanti, non importa da quanti anni lo si conosca e come si presenta davanti agli adulti, chiunque può celare un lato oscuro.

Quanti di noi conoscono qualcuno che ha subito molestie da bambino? Io personalmente ne conosco 4, nessuno dei quali ha denunciato.

Alessandra, palpeggiata da un vicino di casa 50enne quando tornava a casa da scuola, da quando aveva 8 anni ai 14, finché lei lo ha minacciato con una bottiglia rotta.

Sara, una bambina di 8 anni, chiusa in una stanza e costretta a giocare a strip poker (obbligata a spogliarsi mentre giocava a carte) dall’educatore 20enne dell’ACR (Associazione Cattolica Ragazzi) e molestata anche dal padre di lei, finché la madre ha deciso di separarsi.

Elisa, stuprata dal suo allenatore di pallavolo quando aveva 14 anni, e come lei, tutte le sue compagne di squadra, una dopo l’altra.

Marco, che dagli 11 ai 14 anni veniva portato in garage e violentato da un amico di famiglia, mentre i suoi erano in un’altra stanza e non se ne accorgevano.

(I nomi sono di fantasia, per la privacy, ma le storie sono purtroppo vere).

Queste sono le storie che amici molto stretti mi hanno raccontato e chissà quante altre persone che conosco hanno subito delle molestie ma non ne parlano. E non solo non ne parlano, ma non denunciano, lasciando indisturbati questi esseri disgustosi a rovinare la vita ad altri innocenti bambini.

Ho chiesto loro perché non denunciassero, insistendo per farlo, ma nessuno se la sente, per prima cosa perché fa troppo male, si sentono “sporchi”, quasi colpevoli. Colpevoli per avere attirato il desiderio di un orco, perché i bambini non se ne rendono conto di cosa stia succedendo realmente. E da adulti diventa troppo tardi e si preferisce solo dimenticare, anche se dimenticare è impossibile.



Abbiamo deciso di fare qualcosa di concreto per contrastare la pedofilia e le violenze sessuali, lanciando una petizione su change.org, cliccando qui:

1. Le violenze sessuali, in particolar modo sui minori, devono avere pene più severe e certe, aumentando i termini di prescrizione e prevedendo un percorso di riabilitazione del reo, per evitare che commetta ancora reati del genere.

2. I bambini vanno tutelati affiancandoli a sedute obbligatorie annuali di controllo da parte di psicologi specializzati.

3. Chiunque sia in contatto con bambini e adolescenti (dallo sport, alla scuola, alla chiesa, ecc.) deve essere sottoposto a controlli psicologici annuali.

4. Chi si macchia di reati di pedofilia e violenza deve essere censito in database pubblici, in modo da tutelare altre possibili vittime, essendo reati altamente recidivi.

5. Le vittime devono avere accesso a percorsi di sostegno psicologico, finanziati dallo Stato.

6. Devono essere fatte massicce campagne di sensibilizzazione su questo tema , che comprendono anche l’insegnamento sessuale e il rispetto delle donne nelle scuole.


Con l’hashtag #maipiùNoa vogliamo combattere la pedofilia e le violenze sessuali.

Aiutateci a vincere questa battaglia firmando e condividendo la petizione, e sosteneteci con una donazione:

Unite, si può!

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2 risposte a "MAI PIÙ NOA"

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